L’autoconsumo nel network marketing è illegale?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo prime padroneggiare bene due concetti.

Primo, la differenza tra provvigioni dirette e indirette.

Il networker di base gode di due fonti di reddito.

  • Una, che chiameremo “provvigioni dirette“, deriva dalle commissioni dirette, ovvero la percentuale sul fatturato che deriva dalla vendita dei prodotti direttamente ad un cliente finale.

In sostanza, quando vendi qualcosa direttamente a una persona che la userà, ricevi una percentuale di quei soldi come guadagno.

  • L’altra, che chiameremo “provvigioni indirette” o di struttura, deriva dalle commissioni che ti spettano sul fatturato dei networker che avrai sponsorizzato sotto di te. Di questa fanno parte anche i bonus che ottieni quando raggiungi certi obbiettivi, come premio aziendale.

Detta pù facilmente, quando inviti qualcuno a unirsi al tuo team come collaboratore, e lui inizia a vendere prodotti, tu ottieni una percentuale sulle sue vendite come guadagno. Inoltre, quando raggiungi obiettivi particolari, l’azienda ti premia con dei bonus extra.

Secondo, che cos’è l’autoconsumo?

L’autoship, chiamato a volte programma di riordino automatico, o programma convenienza, è una sorta di abbonamento mensile o trimestrale o annuale, destinato ai clienti fidelizzati.

Per estensione, è anche il riordino automatico mensile a carico dei propri distributori, che viene reso di solito molto appetibile grazie a un risparmio del 20%-50%, a seconda dell’azienda. Che in questo caso assume il nome di “autoconsumo“.

L’autoconsumo è un contratto tra l’azienda e i propri distributori, che permette loro di acquistare con uno sconto riservato, le confezioni mensili dei prodotti più venduti dall’azienda con cui collaborano, mese dopo mese.

Quello che in aziende tradizionali verrebbe definito come uno “sconto dipendenti”, in sostanza.

Il primo problema che abbiamo nel nostro settore è che alcuni distributori vendono i prodotti direttamente ai clienti o ad altre persone senza lasciare una prova di acquisto, come una ricevuta o una fattura.

Questo significa che se un cliente decide di restituire il prodotto o chiedere un rimborso, non può farlo direttamente con l’azienda perché l’acquisto è stato fatto in modo non corretto.

Questo può causare molti problemi sia per il cliente che per il distributore.

Il secondo, lo vedremo fra poco.

Quindi, torniamo alla domanda:

L’autoconsumo nel network marketing è illegale o no?

Se è vero che l’art. 4 comma 4 della legge 173 del 2005, che è la legge che regolamenta la vendita diretta e quindi il network marketing, afferma in particolare:

“Nei confronti dell’incaricato alla vendita diretta a domicilio non può essere stabilito alcun obbligo di acquisto:

di un qualsiasi ammontare di materiali o di beni commercializzati o distribuiti dall’impresa affidante, ad eccezione dei beni e dei materiali da dimostrazione strumentali alla sua attività che per tipologia e quantità sono assimilabili ad un campionario.”

E’ anche vero che, come si può apprendere leggendo altre parti della legge, questo “obbligo di acquisto” si riferisce SOLO E SOLTANTO alle commissioni DIRETTE.

Ovvero, alle commissioni derivanti dalla TUA vendita diretta.

L’azienda per la stessa legge citata, è anche tenuta ad OBBLIGARE gli incaricati a produrre un minimo di fatturato PERSONALE, prima di poter rilasciare le commissioni indirette sugli affiliati (downline).

Questo perchè?

Perché se l’azienda pagasse un distributore che non produce almeno un minimo di fatturato personale ogni mese, il guadagno di quest’ultimo deriverebbe esclusivamente dal reclutamento delle sue downline all’infinito. Sarebbe un incentivo a reclutare, reclutare, reclutare, senza mai vendere una cippa.

Ovvero, senza questa regola, ogni distributore potrebbe limitarsi a vendere a tutti i neo-distributori il kit d’avvio e starsene in panciolle mentre i suoi fanno lo stesso, per guadagnare le commissioni.

Cosa che è esplicitamente vietata dall’articolo 5 della stessa legge:

1. Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacita’ di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati direttamente o attraverso altri componenti la struttura.

Il fatto che questo fatturato personale sia ottenuto da prodotti consumati personalmente non è contro la legge.

È un’escamotage che usano i networker meno bravi a vendere, per fare quel minimo di fatturato utile a ottenere i bonus dai propri reclutati.

Sarebbe invece contro la legge se l’azienda imponesse al venditore il consumo, o gli impedisse di rivendere questi prodotti.

L’autoconsumo non è illegale, è illegale l’OBBLIGO di autoconsumo, che sia imposto dal tuo sponsor o dalla tua azienda.

Ci sono alcune persone che scelgono di utilizzare qualcun altro (come un parente o un amico) per comprare i prodotti al loro posto e poi rimborsarli.

Questa pratica è illegale e le aziende serie non la permettono.

Inoltre, è anche una scelta molto stupida da fare nella maggior parte dei casi.

È una cosa che solo il distributore può decidere di fare, ma non è consigliabile perché è contro le regole e può portare a problemi seri.

In sostanza:

  • Se non ti pagano le commissioni dirette, quelle sulla tua vendita, PERCHÉ non autoconsumi o non raggiungi un minimo di fatturato, ti stanno truffando.
  • Se non ti pagano le commissioni indirette, quelle sulle vendite dei tuoi collaboratori nella tua struttura, perché non VENDI un tot mensile (dipende dal piano marketing) allora questo è legale e trasparente.

Fattene una ragione.

Se non ci credi o stai per urlare all’eresia, torna a leggere la legge 173, c’è scritto chiaramente e non ho voglia di citartela.

Sta al distributore decidere se produrre il fatturato minimo richiesto tramite clienti reali, o tramite consumo personale.

Infatti, il fatturato minimo richiesto dalle aziende serie equivale di solito al costo di una quantità di prodotto tale da poter essere utilizzata come campionario, nella vendita porta a porta.

O ottenibile vendendo un abbonamento mensile ad un solo cliente.

Quindi in genere l’azienda ti chiede come requisito per ottenere le provvigioni, di avere un solo cliente fidelizzato.

Il problema sta nel fatto che il distributore medio non sa vendere, e quindi preferisce auto-consumare il fatturato minimo, perchè non saprebbe a chi venderlo.

E non gli viene insegnato come fare.

Quindi l’azienda (o l’upline) seria cosa dice?

“Tu devi garantirmi 100 punti fatturato, se vuoi consumare i miei prodotti sono fatti tuoi, in ogni caso alza il sedere e vai a vendere”.

Ricorda che Aziende come Herbalife, Amway, PM-International, Fm Group, LR Health & Beauty e poche altre non sono bufale o schemi Ponzi, di per sé.

È il metodo imposto dagli sponsor ai loro distributori novelli, a trasformare il tutto in una grande truffa.

Perché il network marketing è un sistema di commissioni destinato a esperti di marketing e vendita con le palle cubiche, portato avanti al 99% da persone che non sanno nulla di marketing e vendita.

In sintesi.

Non ti può essere imposto l’obbligo di acquistare/vendere un minimo di prodotti ogni mese per ricevere le commissioni dirette, ovvero quelle derivanti dalle tue vendite personale.

Mentre è la legge italiana stessa ad obbligare le aziende a richiedere un fatturato minimo personale ai distributori per godere dei bonus e delle provvigioni indirette, derivanti dalla loro downline, per evitare di incorrere in sanzioni.

Quindi ricorda:

  • L’autoconsumo è legale.
  • L’obbligo di autoconsumo è illegale.
  • È imposto dalla legge richiedere un minimo di fatturato, per accedere alle commissioni indirette.
  • È illegale richiedere un minimo di fatturato per accedere alle commissioni dirette.

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Antonio Russo
 

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